Accostare parole tra loro inconsuete: esercizio per spogliarle del loro significato abituale e dei residui dell’abitudine per creare uno spazio di risonanza.

Prima arriva la forma, l’immagine, il suono delle parole.
In un secondo momento, come una miccia accesa arriva alla parte esplosiva, rintocca il significato, si rivela il contenuto: lo spazio in mezzo è quello dell’attesa, della vibrazione, dell’emozione, dello stupore dovuto a una inattesa combinazione di segni. Questo spazio esiste anche nella scrittura professionale ed è lo spazio in cui chi legge si ferma, scopre, impara, è un regalo che facciamo a lui e a noi.

Paul Valery chiama oscurità questa temporanea sospensione del semantico dovuta a una inattesa combinazione di segni:

La risonanza tra le parole risulta più sensibile, sviluppandosi senza prodotti significativi, ed essendo portata dalla forza del verso che agisce da sola e si impone da sola alla sensibilità, introducendosi nell’universo delle vie dell’udito e giocando sulla vicinanza  quasi accidentale degli elementi della significazione, facendo desiderare e attendere una risoluzione, una combinazione brusca, un’idea. (Cahiers vol. I )

ci svegliamo dentro gli occhi di un uccello,
È questo il mondo, un frutto spezzato
a colazione, il cerchio della tazza
specchio che si apre
su un prato, una coperta
a contenerci come un’isola
da cui non siamo nati.

(Franca Mancinelli)

 

Inatteso e Gestalt: le variazioni sono attivanti

Questo movimento nei confronti della parola (apertura alla forma – vibrazione di fronte all’inatteso – chiusura con comprensione del significato) è lo stesso che la psicologia della Gestalt rintraccia nelle leggi della visione:
legge dello sfondo: maggiore è il CONTRASTO tra sfondo e oggetto, maggiore sarà la rilevanza data all’oggetto. I sensi si attivano alla presenza di VARIAZIONI.
Leggi della vicinanza, della somiglianza, della continuità di direzione, del destino comune: tendiamo a vedere come un gruppo unico quanto è vicino/simile/nella stessa direzione/con il medesimo movimento. Tendiamo a ricercare l’unità, l’armonia
Legge della chiusura: tendiamo a chiudere le forme, anche e tanto più se appaiono incomplete. L’occhio e il cervello si fermano sull’incompiuto per  darvi compimento.
Legge della buona forma: tendiamo a cercare forme armoniche e compiute anche nell’indistinto (pensa alle forme nelle nuvole).
Legge dell’esperienza: quando osserviamo degli oggetti li organizziamo percettivamente secondo le cinque leggi precedenti, ma poi li utilizziamo non per unità ma per significato, interpretandoli sulla base di ciò di cui abbiamo già fatto esperienza.

In sostanza: siamo portati a ricercare armonia e compiutezza, le incongruenze e le difformità ci attivano perchè tendiamo a ricostruirle. Stimolano attenzione e memoria.

 

Letture:

L’incanto fonico: l’arte di dire la poesia – Mariangela Gualtieri
Come una poesia si costruisce – Giovanni Giudici
Scienza della visione. Spazio e Gestalt, design e comunicazione – Massimo Hachen